Gli ultimi son primi

Qualcuno saprà capire lo strano caso dei nati “alla fine”: gli ultimi della leva, quelli venuti al mondo quando un anno sta finendo e un altro anno sta per iniziare (passatemi il marzullismo).
Beh, è un destino infame: sei sempre il più piccolo nella dura trincea dell’infanzia, proprio quando vorresti scattare ogni giorno più avanti del punto in cui sei. Così fioccano perfidie e nonnismi, e allora vai coi nati “tardi”, i “fatti mandare dalla mamma” ecc. Poi, non appena inizi a sviluppare il callo del più piccolo, arriva il momento in cui, all’improvviso, ti tolgono il credito e ti ributtano nella fossa comune del ’76. Vecchio né più né meno degli altri.
Risultato: a tutt’oggi non mi è chiaro se ho un anno in più o in meno. Quando mi chiedono, vado in confusione e sparo un’età puramente ipotetica. Ogni tanto la azzecco. Spesso la cicco. Ma oramai ho mentito e non più posso tornare indietro.

È andata così anche per intimo rock: uscito agli sgoccioli del 2010 (ho controllato), è diventato per alcuni un disco del 2011. Molto meglio così.

Il disco ha strappato due onorevoli Oscar (leggi le recensioni sul sito). Non è poco per un nome di così piccola diffusione.
Dunque, grazie a tutti coloro che intimo rock l’hanno realizzato e a coloro che l’hanno ascoltato.

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natural born in berlin

Quali sono i “motivi segreti” che stanno sotto gli incontri, i sodalizi, le amicizie, progetti e sfide condivise? Sotto le ragioni evidenti ci sono delle trame imperscrutabili per noi pure,  che di quelle trame siamo i personaggi? Boh: io farei conto di sì, anche se non fosse vero. In effetti qui si parla di un amore artistico, di un’amicizia e di un sodalizio.
Accade oggi tra duemanosinistra e born in berlin, brand (di grido qui da noi) di alternative fashion, atelier per pionieri delle nuove tendenze e laboratorio di visioni possibili vestite sui corpi, fondato un lustro fa in una camera per topi (così simile a qui, alla finestrella sul mondo da cui vi scrivo) dalle berlinesi Judith Hohnschopp e Julia Buttkewitz.

In effetti Berlino è il posto in cui, se guardi nel flusso, puoi vedere quello che succederà a breve, a macchia d’olio : nei linguaggi, nell’Arte, nella comunicazione, nel trend. O forse non succederà un bel niente, perchè la città produce e mastica il nuovo per necessità, ancora al di qua della mercificazione, come un campo sempre concimato a nuovo, senza troppo badare al resto. Berlino è un ventre sotto il cielo, una creatura aperta ma selvatica, comunque impossibile da ridurre in cattività. Qui giovani ravers, istoriati di ferramenta in ogni buco possibile, hanno chiacchierato sulle carrozze della metro con vecchiette reduci nel bene (o nel male) dei regimi. Qui si vedono per le strade nuove forme di vita (associative, sociali, artistiche, edonistiche) e nessuno ha nulla in contrario, nessuno giudica nessuno. Qui Julia, Judith e Simone di born in berlin tornano periodicamente a posare i loro occhi sulla folla, sui tetti, su coloro che sospirano dietro i portoni: gli basta guardare per capire in che direzione andranno le prossime collezioni (mi piace pensare che un giorno nascerà una canzone o un disco di duemanosinistra (!) – come una ripresa d’ambiente – dentro all’odore di Berlino, dentro alla sua influenza; ma in fondo quanti illustri precursori: Reed, Bowie, Cave sono solo alcuni). Qui si sbatte contro una nuova concreta idea di spazio pubblico, in una specie di gabbia spontanea, dove convivono autenticità e ribellione. Qui proprio qui, nella città-simbolo delle gabbie del regime e della DDR.
Beh, a proposito di ragioni profonde, autenticità e ribellione sono i fuocherelli che ho voluto accendere dentro ad “intimo rock”,  opera prima di duemanosinistra, ma anche proposta di genere e piccola rivoluzione che invochiamo sempre dentro di noi,  condizione che ci appartiene come una pelle e che vorremmo deflagrasse il più possibile le nostre gabbie (e se non ci fossero gabbie da divellere contro cosa dovremmo ribellarci?)

Finiamola qua. Dunque di che si tratta? Che si mettono a fare duemanosinistra e born in berlin? Presto anteprima assoluta del progetto pilota borninberlin/duemanosinistra.
Keep in touch!

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il segreto del mio successo

Tempo fa mi è successo di essere contattato da una signorina, tutta garbo e cerimonie, per conto di un’importante Istituzione Culturale torinese. Al telefono il tono della voce, oltremodo deferente, ai limiti dell’imbarazzo per uno come me abituato a piccoli mondi, ruvidi e schietti (pari pari la soffitta da cui vi scrivo), invitava a “una nuova serata, a Lei dedicata Signor Manfredi, qui da noi, nella sede di Torino” (notare: era plausibile, ero già stato “lì da loro”, in una serata veramente a me dedicata, in una specie di “greatest hits” musico-teatrale). “Inoltre, Le proporremmo di ripetere lo stesso format anche Biella e a Vercelli, tanto per iniziare”. Visti il tono generale della signorina e il tipo di proposta, tra me e me ho pensato: “ma certo, dev’essere questo il successo. Arriva così, all’improvviso, senza avvisaglie, tu te ne accorgi a cose fatte e non ti devi neanche sbattere.” Intanto la signorina era passata alla parte pecuniaria della faccenda e, in meno di 40 secondi, avevo già guadagnato quello che solitamente racimolo in un anno intero. A quel punto, l’incauta domanda: “ma…nel merito artistico, signorina, lei che cosa avrebbe in mente? Si tratterebbe di un lavoro sulla Canzone? E lei: “no, veramente io mi riferivo alla sua produzione romanzesca”. In una frazione di secondo, in uno sforzo cognitivo da intuizione copernicana, penso se ho mai prodotto qualcosa di avvicinabile ad un romanzo e la risposta è: “no, signorina, forse Lei si riferisce alle mia produzione drammaturgica, comunque la ringrazio per l’accostamento… ” (ndr.: per chi non lo sapesse, una drammaturgia è un testo appositamente scritto per il Teatro) . Infine, la signorina tutta garbo e cerimonie, pesante come una spada di Damocle: “ascolta, ma non sto parlando con lo scrittore Valerio Massimo Manfredi?”

In ogni caso, lunedì 28 c’è Valerio Massimo Manfredi a Torino ma qui sotto trovate la mia prima intervista:
http://www.d-mag.it/musica/articoli/303/icaro-grigio

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Woodpigeon: come le montagne russe

Letteralmente significa “piccione di legno” oppure “piccione di bosco”. Ma forse preferisco la prima versione. Lo vedrei bene un uccellino di legno nella gabbia di intimo rock, un uccellino che quando sei stanco ti aiuta a cantare. Allora è deciso: è “piccione di legno”, perfetto per una fantastica band e un ispiratissimo cantautore, quali sono i Woodpigeon, dal Canada in volo per il mondo e ora qui a Torino, per un attimo sul trespolo, all’Esperia, accanto al fiume e poi di nuovo via, in volo. E’ la favola di ogni tempo: un uccellino congelato nel legno, condannato alla terra che, a forza di battere il cuore contro il proprio scafandro, diventa il più bello e veloce piumato, libero e felice.
In ogni caso, lui – Mark Hamilton alias Woodpigeon – dice, con malizia da cappellaio matto, di aver scritto “woodpigeon” su un pezzo di carta e di aver pensato: “sembra le montagne russe”.
Questa sera vorrei che fosse così, come le montagne russe, con il cuore in gola e gli schiaffi d’ossigeno, le discese vertiginose e il mondo a testa in giù. Stasera suonano duemanosinistra e Woodpigeon, e c’è già chi ha voluto prendere posto sulla giostra: il Signor Io, Tomi Cerasuolo, a mettere un po’ di pelle d’oca in più, per questo giro di montagne russe.
http://www.youtube.com/watch?v=1eHHHR-1wag

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FolKClub: le cose più grandi dalle cose più…intime

Il FolkClub, una cantina, una stìa, un antro poco più grosso di intimo rock. Questo è il mio habitat, concentrato e costretto, dove peccati e meriti dividono casa, senza più distinguere le cose degli uni o degli altri. Il Folk invece è un habitat per tutti, accogliente, aperto, sincero, ma è un antro anche quello, a dimostrare che le cose grandi possono nascere nel piccolo: dal buio di un’intuizione che fa subito luce.
Quell’antro diventò vent’anni fa il FolkClub, unico presidio residente per la musica folk e d’autore, uno dei migliori club d’Europa per la musica dal vivo. Su quel palchetto ho visto Pete Seeger, con il suo banjo e dietro a lui sconfinate pianure, ho visto Vinicio Capossela solo come un cane raccontare in estasi la storia di S.Vito martire, ho visto Eric Andersen, il Village di New York, e ho pensato a Rick Danko, suo amico fraterno, sfuggito troppo presto al talento, ho visto Eric Bibb e tutte le chiese del mondo ricevere in eucaristico silenzio, non ho visto Richard Thompson ma dov’ero, santo cielo?
Ora sono qui al Folk, dall’altra parte della sala, proprio su quel palco lì, insieme ai compagni fraterni di musica, insieme a duemanosinistra, a fare la questua alla Musica, a chiederle di amarci.

Sabato 12 Marzo scendete al FolkClub

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My body is a cage! A proposito di canzonieri contemporanei (in gabbia)

“My body is a cage” è il titolo di una canzone  - bellissima – degli Arcade Fire, band ormai planetaria ma di provenienza canadese. Una canzone-simbolo come poche in questi
anni ’00. Ognuno, se la ascolta, ci può trovare i significati che vuole, per via di quelle parole scolpite eppure ampie, aperte. E certo le risonanze possibili sono tante, in questi tempi di illimitate possibilità e di altrettante gabbie.

duemanosinistra – noterete-  ha una certa confidenza con le gabbie, stando alle pareti e al soffitto basso del mio antro. Un corpo (una prigione?) in gabbia raffigura la foto in copertina di “intimo rock” (la vedete in bella mostra qui alla homepage del sito) . Ma, se guardate bene, oltre al corpo in gabbia c’è un’altra gabbia, con dentro, imprigionata, la voce di due cassette da diffusione: musica segregata. Dunque non solo la società, la famiglia, la vita ma anche il Se’ o l’Io sono tutti gabbioni del nostro disagio? O di un talento, un riscatto?

Sia come sia, sta per andare in scena un evento che mette insieme duemanosinistra con L’Inferno di Orfeo (con cui si condivide oltre alla stima anche dell’altro: “canzoni dalla voliera” il titolo del nuovo promettente album)  e con i Blastema, scintillante band romagnola che di quella gabbia ha saputo fare “pensieri illuminati”. Titolo di rigore è  ”my body is a cage. Canzonieri contemporanei in gabbia”. Una serata per tre proposte, tre dischi orgogliosamente “long-playing”, tre canzonieri contemporanei appunto,  trasversali ma urgenti, ricercati ma congenitamente rock, tre sassi oltre le sbarre.  Il tutto ospitato in quel “gabbione illuminato” che è  il T@urus di Ciriè (To). Venerdì 25 Febbraio, a partire dalle 21,30.

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quando le canzoni ci salvavano dal Natale

C’è stato un tempo in cui – per me, sempre stato disgraziatamente impermeabile all’autentico spirito del Natale – si trattava di surrogarne l’ombra, un tratto, un sentore, un tin tin per cui poter dire: ok, ci sto, ci sono anch’io. Natale vale anche per me. Naturalmente il surrogato continuava a non avere nulla a che fare con l’autentico spirito del Natale, che, d’altra parte, non credo di aver mai conosciuto, se non come postulato. Valeva per me e mi bastava. Per preparare il surrogato bastava lo sforzo mnemonico di ricordarsi quali erano le proprie canzoni di Natale. Niente a che vedere con le canzoni d’occasione, scritte apposta per il Natale. Nella mia virtuale compilation non rientravano mai “Silent Night”, “Jingle Bells” o cose del genere. Erano pezzi che non avevano nulla a che fare con il Natale. Non c’era l’ombra del Natale, nelle parole, nel titolo, nel significato del testo. Avevano però qualcosa nelle voci, nelle melodie, nelle armonie o nell’atmosfera complessiva, le “mie” canzoni. Qualcosa che mi riportava lì, al mio Natale. A quell’essenza pulviscolare, recessa che il Natale ha davvero nella memoria di uno e solo uno, perchè per ognuno è diversa. Su due piedi mi vengono in mente due canzoni: “Katie’s been gone” di The Band e “Marble halls” di tal Michael Balfe (la canzone risalente alla seconda metà dell’Ottocento me la fece conoscere un giorno mia madre).
Insomma questi pezzi facevano il loro lavoro: mi ridavano un Natale possibile.

Si sa, però: gli anni passano e riesce sempre più difficile questo esercizio di edulcorazione.

Buon Natale o, per meglio dire, Buon KarmaComa a tutti

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nel bisogno (nel Contesto)

accade stasera al Caffè Basaglia (via Mantova 34) dalle 20.00: un evento, una festa di rock e informazione, uno sforzo di una piccola e fantastica rivista nel bisogno, per continuare ad esistere

duemanosinistra orfano di tanto suono (Pacia), suona in veste dimessa, in chiave minore (la mia preferita), solidale nella contingenza e nella condizione: il bisogno…

un filo di lana, tra pudore e vanità, è “il bisogno” di chi sale su un palco a far mostra di se’, in special modo quando ci si misura da soli o quasi (come stasera), vicinissimi all’osso di quel bisogno.

Esco di nuovo dalla gabbia ma stavolta da solo, al buio. Tanto poi arriva sempre la Cavalleria a salvare chi deve. Lo si è chiamato “intimo live-set”.

Se avessi un bicchiere, brinderei al Contesto

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Sonno Lento, il video

Il video di Sonno Lento tra i finalisti del premio PIVI/MEI 2010
www.audiocoop.it

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Si sale sul palco

oggi, giovedì 11 novembre al Cafe’ Liber
il debutto discografico di duemanosinistra!

fuori dalle pareti basse della mia stanza, fuori dalla gabbia
esco per vedere l’effetto che fa il cielo, di notte
porto con me tutto l’indispensabile per fare bella figura
in fondo si tratta sempre di “intimo rock”
ma niente voyerismi: esco per incontrarvi
nella speranza che “intimo rock” vi riguardi

poi dopo, dite la vostra

O.

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